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Geoffrey B. Small, a pionner.

23 June 2011

photo: worried-looking geoffrey b. small at the atomic bomb dome in hiroshima, japan

Da quando ho iniziato il mio percorso indipendente c’è una persona che più di tutte mi ha sostenuto ed ispirato, lo stilista americano Geoffrey B. Small.

Stephan Olivier in Geoffrey B. Small

La nostra amicizia è nata quasi per caso, quando rileggendo un suo articolo che conservavo da tempo, ho scoperto che geograficamente eravamo molto vicini e gli ho scritto una messaggio. Da anni Geoffrey vive a Cavarzere, una piccola cittadina in provincia di Venezia, ad un passo dalla più famosa Chioggia, dove lavora in maniera totalmente indipendente al suo omonino marchio.

Geoffrey B. Small limited edition

Nel 2007 mi ha invitato a partecipare all’edizione n°18 di Area, salone per stilisti indipendenti, da lui creato e gestito, che si svolge ogni anno in 4 edizioni a Parigi, durante la settimana della moda.

Lavanderia18, Area n°18, 2007, Paris

E’ stata una partenza importante per Lavanderia18 e gli sarò sempre grata per aver visto nel mio progetto serietà e professionalità.

Per alcuni anni abbiamo continuato la nostra collaborazione. Ho realizzato prototipi, trattamenti e soprattutto tagliato i capi delle sue collezioni limited edition, totalmente handmade.

Ora Geoffrey si accinge a presentare la collezione uomo per la prossima p/e 2012 a Parigi in questi giorni.

Da molto volevo scrivere di lui e del suo lavoro e l’occasione é scattata all’arrivo del suo invito.

Certo perché Geoffrey non è solo stato un pioniere nel suo lavoro, quando giovanissimo ha vinto un importante concorso a New York, “America’s Next Great Designer Awards”, iniziando così la sua carriera e presentando un prodotto d’avanguardia: capi destrutturati, vintage dipinto a mano, tecniche di assemblaggio e lavorazione totalmente nuove, sfilando a Parigi, uno tra i primi designers americani.

Geoffrey B. Small's Autumn/Winter 2006-7 collection presented at Numero Homme Paris September 2006 as shot by Karl Lagerfeld.

Oggi Geoffrey è di nuovo un pioniere, perché, oltre a lavorare da sempre nello slow-eco-fashion, porta sulla sua passerella anche una lotta personale, direi meglio globale, contro i cambiamenti atmosferici, contro l’inquinamento e soprattutto contro lo spettro del ritorno al nucleare.

Ha iniziato questa battaglia in tempi non sospetti, quando tra i siti italiani possibili per costruire centrali nucleari o aree di stoccaggio scorie è comparso anche il nome della cittadina dove oggi risiede e con un gesto determinato e coraggioso ha presentato la collezione Logomania.

Suo principale mercato di riferimento è sempre stato il Giappone ed è stata una tristissima fatalità quello che è successo poi a Fukushima.

Oggi che i referendum hanno fermato il ritorno all’atomo in Italia, Geoffrey non molla.

Chapò

foto di Guido Barbagelata

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